martedì 13 settembre 2022

 La vita è passata, è come se non avessi vissuto...

Čechov - Il giardino dei ciliegi 



Una parte della vita è scivolata via e non me sono accorto, troppo impegnato a correre nella mia piccola gabbia. 

Meglio sarebbe stato restare fermo e guardare le nuvole correre, seppur attraverso le sbarre, come in questi giorni di settembre 

martedì 23 agosto 2022

 È così, non sono mai stato troppo veloce a capire. Dovrò arrivare alla fine per capire l’inizio 

venerdì 28 gennaio 2022

 Pinocchio si risvegliò come da un lungo sonno. I fili che legavano braccia e gambe alle croci di legno erano stati strappati; brandelli pendevano ancora dai suoi arti e brandelli pendevano dalle croci buttate ad ardere nel fuoco e ormai quasi del tutto consumate. 

Una voce fuori campo gli ordinò di alzarsi. Fu allora che iniziò a prendere coscienza del suo corpo: giaceva disarticolato sul palco del teatrino di cartone in una posa innaturale. Alzarsi. Chiese al braccio sinistro di muoversi e fu obbedito. Alzarsi, capì allora che avrebbe potuto, ma gliene mancava la voglia o forse il coraggio. La voce fuori campo continuava a ripetere monotona il suo ordine, ormai senza più convinzione. Pinocchio restò dov’era. Avrebbe solo voluto chiudere gli occhi, ma le palpebre erano disegnate aperte, impedite a muoversi. 

Intanto, poco distante, la fata turchina giaceva come abbandonata su una sedia di legno, le rughe profonde sulla pelle, un sorriso spento sul viso, gli occhi verdi cerchiati di nero guardavano in basso. Era passato troppo tempo. Troppo, troppo tempo. La mano destra continuava ad agitare la bacchetta, producendo una cascata di stelle che andavano ad affollare il cielo scuro di una notte senza il conforto della luna.

Tutte quelle stelle. E nessuno a guardarle.

lunedì 9 agosto 2021

 Guardo le dita della mia mano muoversi. Muovo le dita della mia mano e intanto le guardo. Sono io, mi dico, cercando di convincermi di essere e di essere anche capace di decidere almeno il movimento dei miei arti. La mano che afferra o che lascia cadere, se lo voglio. E un passo dietro l’altro, verso una direzione qualunque. 

Qualcuno ha calcolato che le probabilità di venire al mondo sono prossime a zero, specificando anche di non aver considerato tutte le possibili variabili; una conferma non necessaria di qualcosa di ovvio. Se posso credere al movimento di queste mie dita, posso ammettere l’esistenza di qualsiasi cosa. Soprattutto posso ammettere la non esistenza, l’illusione.

domenica 6 giugno 2021

 Sono invecchiato di colpo 

Una notte, solo più buia di altre, senza neanche la flebile luce di un sogno. 

Crepe accumulate negli anni nel nero dell’anima, sono risalite, strisciando come luridi vermi, percorrendo disordinatamente le viscere, fino ad arrivare a fermarsi sulle mi guance, sulla mia fronte. 

Anche gli occhi, da oggi capaci solo di cogliere frammenti: intorno a me ora vedo solo macerie.

sabato 13 febbraio 2021

Ho braccia aperte. 

Un petto, rifugio sicuro per una notte. 

E un soffio leggero da quello stesso petto

Che gonfia all’alba vele di carta

domenica 22 dicembre 2019

Ora non sento più nulla. 
Solo un fischio continuo,
modulato, 
come un canto di cicale.
Il caldo di agosto. 
Il bianco della spuma del mare. 
Il profumo di resina dei pini.

Accanto al mio volto le tue labbra si muovono afone
Leggo i tuoi pensieri come posso 

sabato 9 novembre 2019


Autoritratto
Un uomo di spalle. Il tronco nudo, pelle scura coperta da peli. La schiena leggermente curva. Pantaloni di un pigiama a righe che scendono sopra i talloni. I capelli in disordine, con qualche filo bianco, mostrano la calvizie incipiente. 
È in una stanza illuminata artificialmente, immobile d’avanti a una finestra coperta da una tenda. Impossibile vedere l’esterno. Sulla tenda chiazze di sole, segno di un giorno mite di metà autunno.

Fotomontaggio 
Lei viene ritratta posta dietro di lui, in uno slancio dove tende le braccia per afferragli il polso sinistro, nell’istante esatto in cui l’uomo pensa che sarebbe rimasto lì per sempre.

Epilogo
Al contatto delle mani di lei, la testa dell’uomo si gira di centottanta gradi. Ha le orbite vuote. I globi oculari sono rimasti dov’erano, sospesi nel vuoto, fissi sulla tenda e le macchie di sole

Sipario 
La tenda si apre. La finestra ha grosse sbarre. Dietro un piccolo orto e una pianta con grossi fiori rossi. Dietro la pianta una rete metallica sormontata da filo spinato.
Di lato, sul davanzale della finestra, c’è un grosso gatto. Ha il manto bianco e il muso di due colori, metà bianco e metà nero; il confine tra i due colori e netto e passa esattamente al centro del muso. Il gatto guarda gli occhi dell’uomo che guardano quasi con disprezzo.

domenica 17 febbraio 2019

Alle mi spalle un’ombra che non è la mia.
La sua presenza non è per il girare del sole. 
È lì. 
È sempre. 
E la notte entra tra le mie labbra a rubarmi le parole. 

La mia casa è un lungo silenzio 

domenica 7 ottobre 2018

Una frattura nei pensieri e ho mani piene di parole. Mi guardo le dita inorridito. Le pulisco sui tasti. Non ti sto scrivendo. Lascio solo scivolare via una lunga catena di lettere che non mi appartengono più. Puoi farne quello che vuoi o non farne niente, lasciarle scorrere oltre senza guardarle. 
È stato guardare quelle stanze vuote. Gli scatoloni vicino alla porta. Io non abito più. Al mio posto una bambina bionda e il suo sorriso sdentato. Sarà per gioco riflesso decine di volte negli specchi dell’armadio. 
Avrei voluto altri figli. 
E invece figli di altri salteranno le mie impronte che lentamente scompaiono. 

domenica 26 agosto 2018

Checosèlanotte
Apro gli occhi continuando a non vedere. Il dito indice sul pulsante, ora sì, ora no, ora sì, ora no, la luce della sveglia s’illumina intermittente. 3:17. Un leggero chiarore anche intorno alla sveglia. Il bianco del comodino tinto di verde. Qualche pensiero tinto di nulla. Poi ricomincio, ora sì, ora no, ora sì, ora no. 3:19. L’illusione di qualcosa che passa. 

mercoledì 1 febbraio 2017

Ho seguito una foglia cadere,
i miei occhi dietro di lei insieme a un alito di vento.
Come con la tua voce.
Solo avrei voluto avere un udito migliore,
una qualche capacità di memoria
e non saper dire addio.

sabato 21 gennaio 2017

Vivo stagioni nelle quali mi copro di una pelle non mia, una pelle già vecchia di un'altra vita.
Poi all'improvviso mi vesto di nulla.

domenica 25 settembre 2016



Mi è stato concesso uno spazio ma non ne conoscerò i confini. Continuo a rimbalzare contro le pareti del mio io.

giovedì 1 settembre 2016

Parafrasi di una storia comune - Epilogo

Epilogo 

Penelope si muta in Circe un'altra volta ancora, ma questa volta Ulisse se ne avvede. Viene così ammesso al mistero dell'unicità della donna. La sua rivelazione l'illumina: si ama una sola donna tutta la vita, una donna però dai confini incerti. È un concetto troppo complesso per la stolida mente dell'eroe, ciononostante Ulisse può finalmente morire sereno anche se piuttosto confuso. 
La schizofrenica vita di Penelope-Circe si risolve finalmente con un abbraccio delle due. Penelope ritrova i suoi occhi e riscopre il colore delle onde del mare. Lo guarda solo per quello che è: Penelope ora non aspetta Nessuno.

giovedì 25 agosto 2016

Parafrasi di una storia comune - Prologo

Circe, ormai sfiorita, lascia cadere quel che le resta di bello dagli occhi. Inutilmente e per nessuno. E intanto continua svogliati incantesimi sbagliandone i tempi: trasforma porci in porci. Nel mentre giovani naufraghi le sollevano le gonne e si prendono gioco di lei. 
Ulisse, ormai dimentico di se, siede di nuovo ai suoi piedi. Ha capelli radi e bianchi, lo sguardo fisso nel vuoto, un sorriso ebete e un filo di bava alla destra della bocca. Ogni tanto improvvisa un'erezione che presto si spegne in un patetico tentativo di amplesso. 
Penelope pensa di aspettarlo ancora, anche se forse non è così. Siede al suo trono senza più occhi e dirige le orbite vuote verso il mare. Non ha più tele da tessere, i Proci sono morti d'inedia. Strappa invece ciuffi di peli al vecchio cane Argo come fossero petali di margherita: m'ama (lui dice), ma non m'ama, ogni volta che torna è solo per poter ripartire. 

giovedì 18 agosto 2016

Sfoglio la mia anima come fosse una cipolla e piango. Lacrime mute. Lo sciogliersi di un'esistenza gelida. Ho smesso di credere troppo presto. Ormai solo uno sguardo attonito. Io non capisco. Io non.
E tu lascia scorrere i miei occhi. Ti accoglierò comunque senza guardarti. Accarezzerò la tua pelle senza toccarti. La mia mano sa lasciare impronte inutili. 
Nessun calore. 

mercoledì 17 agosto 2016

Primavere. 
Invece degli anni mi attribuiscono primavere. Un controsenso ora che la mia vita è in inverno.

Primavera. 
Oggi ne è arrivata una nuova. L'ho sentita arrivare, l'aria che scalda, la luce che cambia. 
Un cappello per riparare la testa da questa pioggia sottile, le cesoie nella mano che trema lieve. 
La rosa è stata più veloce di me, ha germogli sui rami, ne dovrò uccidere alcuni. Lo faccio per te,le dico, avrai fiori più belli. Amputo e sorrido. Amputo per dare una vita migliore, mi dico. Le piante non  sono animali, mi dico, ma un po' mi dispiace e il sorriso si spegne.

Compagna. 
Quando alzo la testa mi accorgo che chiama il mio nome. Mi guarda con aria indulgente, come si guarda un figlio. Le sue mani tremano più delle mie. Collega i miei anni  e la mia fragilità quando mi prega di rientrare. Scrollo le spalle e distolgo lo sguardo. Scuote la testa e rientra. Un rituale che non è mai cambiato. 
Sorride. 
Sorrido e prego di non sopravviverle.
Le sue mani tremano più delle mie, ma la sua mente è più ferma.

Anni. 
Mi stupisco di quelli passati, ma non per il concetto di tempo, a quello non bado. Mentre perdo il conto dei giorni, recupero ricordi, ricordo di desideri e degli anni spesi per loro, delle mie mani illuse che combattevano. Molti desideri che si sono persi con gli anni, ne ho perso il ricordo. 
Quest'anno ho un desiderio che non è nelle mie mani, ma nelle mani di un figlio. Il mio desiderio più grande è vedere il suo volto quando viene a trovarmi. Di vedere il suo volto e vederlo felice.

Figlio, ti lascio questo mio desiderio. Io ero come te e tu sarai come me. Questo mio desiderio presto sarà il tuo.

martedì 16 agosto 2016

Mi nascondo in foreste di parole. Quando la tua lama cercherà l'essenza, troverà una pelle vuota di serpente. O forse un uomo nudo, seduto, che abbraccia le sue gambe, cercando di nascondere quel sesso duro di cui si vergogna.
Che strano pianeta abbiamo creato. Il pianeta dell'effimero.

Ha volte riesco a vedere l'essenza. Come successe alcuni anni fa. Due donne a ballare tra loro. Troppe rughe sul volto. Troppo trucco sul volto. Troppo colore su vestiti troppo corti. E un ridere violento, più violento della musica oscena.
E troppo desiderio negli occhi. A guardare me, troppo giovane per loro. Desiderio di distruggere. Solo quello. Mentre io pensavo di fuggire. Mentre io pensavo solo a fuggire. Mentre il vento squassava i rami. Incurante del vento che stendeva sotto i miei passi un tappeto spesso di foglie. Incurante del vento che mi rubava lacrime dagli occhi. Fino all'istante in cui le membra divennero burro. Fino a costringermi prono, ad abbracciare la terra.
Fu allora che lo vidi. Sollevando di poco la testa. Sputando fango dalle labbra. Quel l'occhio enorme e giallo. Che mi fissava mentre, lento, saliva sui tetti. Una notte ancora, dopo milioni di giorni.