mercoledì 1 febbraio 2017

Ho seguito una foglia cadere,
i miei occhi dietro di lei insieme a un alito di vento.
Come con la tua voce.
Solo avrei voluto avere un udito migliore,
una qualche capacità di memoria
e non saper dire addio.

sabato 21 gennaio 2017

Vivo stagioni nelle quali mi copro di una pelle non mia, una pelle già vecchia di un'altra vita.
Poi all'improvviso mi vesto di nulla.

domenica 25 settembre 2016



Mi è stato concesso uno spazio ma non ne conoscerò i confini. Continuo a rimbalzare contro le pareti del mio io.

giovedì 1 settembre 2016

Parafrasi di una storia comune - Epilogo

Epilogo 

Penelope si muta in Circe un'altra volta ancora, ma questa volta Ulisse se ne avvede. Viene così ammesso al mistero dell'unicità della donna. La sua rivelazione l'illumina: si ama una sola donna tutta la vita, una donna però dai confini incerti. È un concetto troppo complesso per la stolida mente dell'eroe, ciononostante Ulisse può finalmente morire sereno anche se piuttosto confuso. 
La schizofrenica vita di Penelope-Circe si risolve finalmente con un abbraccio delle due. Penelope ritrova i suoi occhi e riscopre il colore delle onde del mare. Lo guarda solo per quello che è: Penelope ora non aspetta Nessuno.

giovedì 25 agosto 2016

Parafrasi di una storia comune - Prologo

Circe, ormai sfiorita, lascia cadere quel che le resta di bello dagli occhi. Inutilmente e per nessuno. E intanto continua svogliati incantesimi sbagliandone i tempi: trasforma porci in porci. Nel mentre giovani naufraghi le sollevano le gonne e si prendono gioco di lei. 
Ulisse, ormai dimentico di se, siede di nuovo ai suoi piedi. Ha capelli radi e bianchi, lo sguardo fisso nel vuoto, un sorriso ebete e un filo di bava alla destra della bocca. Ogni tanto improvvisa un'erezione che presto si spegne in un patetico tentativo di amplesso. 
Penelope pensa di aspettarlo ancora, anche se forse non è così. Siede al suo trono senza più occhi e dirige le orbite vuote verso il mare. Non ha più tele da tessere, i Proci sono morti d'inedia. Strappa invece ciuffi di peli al vecchio cane Argo come fossero petali di margherita: m'ama (lui dice), ma non m'ama, ogni volta che torna è solo per poter ripartire. 

giovedì 18 agosto 2016

Sfoglio la mia anima come fosse una cipolla e piango. Lacrime mute. Lo sciogliersi di un'esistenza gelida. Ho smesso di credere troppo presto. Ormai solo uno sguardo attonito. Io non capisco. Io non.
E tu lascia scorrere i miei occhi. Ti accoglierò comunque senza guardarti. Accarezzerò la tua pelle senza toccarti. La mia mano sa lasciare impronte inutili. 
Nessun calore. 

mercoledì 17 agosto 2016

Primavere. 
Invece degli anni mi attribuiscono primavere. Un controsenso ora che la mia vita è in inverno.

Primavera. 
Oggi ne è arrivata una nuova. L'ho sentita arrivare, l'aria che scalda, la luce che cambia. 
Un cappello per riparare la testa da questa pioggia sottile, le cesoie nella mano che trema lieve. 
La rosa è stata più veloce di me, ha germogli sui rami, ne dovrò uccidere alcuni. Lo faccio per te,le dico, avrai fiori più belli. Amputo e sorrido. Amputo per dare una vita migliore, mi dico. Le piante non  sono animali, mi dico, ma un po' mi dispiace e il sorriso si spegne.

Compagna. 
Quando alzo la testa mi accorgo che chiama il mio nome. Mi guarda con aria indulgente, come si guarda un figlio. Le sue mani tremano più delle mie. Collega i miei anni  e la mia fragilità quando mi prega di rientrare. Scrollo le spalle e distolgo lo sguardo. Scuote la testa e rientra. Un rituale che non è mai cambiato. 
Sorride. 
Sorrido e prego di non sopravviverle.
Le sue mani tremano più delle mie, ma la sua mente è più ferma.

Anni. 
Mi stupisco di quelli passati, ma non per il concetto di tempo, a quello non bado. Mentre perdo il conto dei giorni, recupero ricordi, ricordo di desideri e degli anni spesi per loro, delle mie mani illuse che combattevano. Molti desideri che si sono persi con gli anni, ne ho perso il ricordo. 
Quest'anno ho un desiderio che non è nelle mie mani, ma nelle mani di un figlio. Il mio desiderio più grande è vedere il suo volto quando viene a trovarmi. Di vedere il suo volto e vederlo felice.

Figlio, ti lascio questo mio desiderio. Io ero come te e tu sarai come me. Questo mio desiderio presto sarà il tuo.