domenica 7 ottobre 2018

Una frattura nei pensieri e ho mani piene di parole. Mi guardo le dita inorridito. Le pulisco sui tasti. Non ti sto scrivendo. Lascio solo scivolare via una lunga catena di lettere che non mi appartengono più. Puoi farne quello che vuoi o non farne niente, lasciarle scorrere oltre senza guardarle. 
È stato guardare quelle stanze vuote. Gli scatoloni vicino alla porta. Io non abito più. Al mio posto una bambina bionda e il suo sorriso sdentato. Sarà per gioco riflesso decine di volte negli specchi dell’armadio. 
Avrei voluto altri figli. 
E invece figli di altri salteranno le mie impronte che lentamente scompaiono. 

domenica 26 agosto 2018

Checosèlanotte
Apro gli occhi continuando a non vedere. Il dito indice sul pulsante, ora sì, ora no, ora sì, ora no, la luce della sveglia s’illumina intermittente. 3:17. Un leggero chiarore anche intorno alla sveglia. Il bianco del comodino tinto di verde. Qualche pensiero tinto di nulla. Poi ricomincio, ora sì, ora no, ora sì, ora no. 3:19. L’illusione di qualcosa che passa. 

mercoledì 1 febbraio 2017

Ho seguito una foglia cadere,
i miei occhi dietro di lei insieme a un alito di vento.
Come con la tua voce.
Solo avrei voluto avere un udito migliore,
una qualche capacità di memoria
e non saper dire addio.

sabato 21 gennaio 2017

Vivo stagioni nelle quali mi copro di una pelle non mia, una pelle già vecchia di un'altra vita.
Poi all'improvviso mi vesto di nulla.

domenica 25 settembre 2016



Mi è stato concesso uno spazio ma non ne conoscerò i confini. Continuo a rimbalzare contro le pareti del mio io.

giovedì 1 settembre 2016

Parafrasi di una storia comune - Epilogo

Epilogo 

Penelope si muta in Circe un'altra volta ancora, ma questa volta Ulisse se ne avvede. Viene così ammesso al mistero dell'unicità della donna. La sua rivelazione l'illumina: si ama una sola donna tutta la vita, una donna però dai confini incerti. È un concetto troppo complesso per la stolida mente dell'eroe, ciononostante Ulisse può finalmente morire sereno anche se piuttosto confuso. 
La schizofrenica vita di Penelope-Circe si risolve finalmente con un abbraccio delle due. Penelope ritrova i suoi occhi e riscopre il colore delle onde del mare. Lo guarda solo per quello che è: Penelope ora non aspetta Nessuno.

giovedì 25 agosto 2016

Parafrasi di una storia comune - Prologo

Circe, ormai sfiorita, lascia cadere quel che le resta di bello dagli occhi. Inutilmente e per nessuno. E intanto continua svogliati incantesimi sbagliandone i tempi: trasforma porci in porci. Nel mentre giovani naufraghi le sollevano le gonne e si prendono gioco di lei. 
Ulisse, ormai dimentico di se, siede di nuovo ai suoi piedi. Ha capelli radi e bianchi, lo sguardo fisso nel vuoto, un sorriso ebete e un filo di bava alla destra della bocca. Ogni tanto improvvisa un'erezione che presto si spegne in un patetico tentativo di amplesso. 
Penelope pensa di aspettarlo ancora, anche se forse non è così. Siede al suo trono senza più occhi e dirige le orbite vuote verso il mare. Non ha più tele da tessere, i Proci sono morti d'inedia. Strappa invece ciuffi di peli al vecchio cane Argo come fossero petali di margherita: m'ama (lui dice), ma non m'ama, ogni volta che torna è solo per poter ripartire.